“La danza contemporanea non è una nuova forma di danza ma è una nuova modalità di approccio alla danza, che non implica nessuno stile definito, e non esclude nessuna esperienza.”

Françoise Dupuy

SIAMO GIÀ DANZA

L’inspiro, l’espiro, il movimento polmonare, il battito del cuore. Tutto in noi è già danza. Danzare significa partecipare consapevolmente di un movimento che già risiede in noi per tornare a sentirsi vivi presenti e vitali.

UN METODO UNICO

Il metodo è unico perché il risultato di più esperienze formative assolutamente personali coltivate in anni di esperienza che mettono insieme la danza contemporanea, la danza sensibile, l’istant composition a alcuni elementi di mindfulness. Si tratta sempre di un approccio informale al movimento che propone a ciascuno di trovare la sua strada espressiva al di fuori di passi, movimenti o coreografie rigidamente codificati.

UNA DANZA CHE SERVE LA VITA DI OGNI GIORNO

La proposta è quella di entrare in una nuova modalità di movimento, una danza che nutre la vita quotidiana, che ha come obiettivo l’espressione e l’arricchimento delle proprie risorse fisiche, psichiche ed emozionali che possono ritrovare un equilibrio armonico per rimetterci al centro del nostro tempo del nostro spazio e della nostra vita potenziando le nostre intenzioni autentiche e aprendo nuove visioni sul nostro presente.

I CINQUE CONCETTI FONDAMENTALI

La danza contemporanea si basa su cinque concetti fondamentali che strutturano le lezioni e permettono di costruire nel tempo per ciascun allievo una pedagogia evolutiva. La didattica prevede che chiunque in poco tempo possa apprezzare dei cambiamenti significativi in termini di consapevolezza e presenza corporea, ampiezza e complessità del movimento, espressione poetica.

1. IL CORPO (NON MENTE)

Ognuno di noi è possessore di un corpo.
Il corpo è lo strumento con il quale si danza. Per potersi muovere in modo ricco e consapevole spesso è necessario rallentare. Sentire significa rendersi sensibili e ricettivi a tutte quelle informazioni proprio-percettive che provengono dal corpo e che durante la giornata non ci diamo la possibilità di accogliere. Affidandosi e lasciandosi guidare dal sentire possiamo ritrovare una nuova modalità di movimento finalmente autentico e non più automatico.

Ogni lezione comprende una prima parte nella quale si da spazio all’ascolto del respiro, movimento primario che ci permette di entrare pienamente nella nostra presenza corporea. Seguono poi esplorazioni sulle diverse parti del corpo che coinvolgono altre categorie come il rapporto con il pavimento e con la gravità (floorwork), la percezione del peso, la mobilità articolare.

Durante le pratiche somatiche proposte, dove via via vengono coinvolte tutte le parti, è possibile fare un’esperienza integrata di movimento nella continuità, percependo in modo sempre più piacevole e chiaro l’organizzazione del corpo che si muove in modo naturale, organico e fluido nello spazio e nel tempo sia da solo che nella relazione con gli altri.

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2. L’ENERGIA

Ogni corpo è (portatore di una) energia.
Il battito del nostro cuore, il fluire del nostro sistema circolatorio, le nostre correnti neuronali, le nostre stesse cellule sono portatori di energia.

L’energia è un’entità che ci abita costantemente ma che spesso non sappiamo amministrare. Il movimento è di fatto un’energia che si inserisce in altre energie già presenti. Grazie ad una serie di compiti fisici semplici ma profondi è possibile sperimentare diverse gamme energetiche: il movimento lento, veloce, accelerato. Essere consapevoli della propria energia significa diventare sempre più sensibili ai cambi di stato vibrazionale del nostro corpo. La danza mira a sfruttare le energie di cui siamo portatori in modo ecologico per non disperderle.

L’energia non ha dunque solo a che fare con la velocità ma anche con l’organizzazione delle parti del nostro corpo: per salire, scendere al suolo, proiettarsi nello spazio, cadere, saltare, rotolare, spingersi e respingersi da una superficie è necessario utilizzare la “giusta quantità” di energia. Ogni singolo movimento, e quindi qualsiasi energia, gioca anche con altre entità fisiche come la gravità o la forza centrifuga e centripeta.

Danzare è quindi saper gestire i cambi di energia. In questo modo l’energia non si esaurisce ma diventa il nutrimento essenziale che sostiene e nutre il susseguirsi dei movimenti in un continuum dove il corpo non si stanca e non si esaurisce ma anzi diventa sempre più vitale ed espressivo.

3. LO SPAZIO

Ogni corpo si muove dentro uno spazio.
Nel corso della nostra giornata siamo abituati a vivere dentro a diversi spazi che però non sempre riusciamo ad “abitare” pienamente. Grazie a determinati training gli allievi entrano in un nuova percezione dello spazio che non è solo costituito da aria inerte e rarefatta ma che può acquisire una o più consistenze specifiche. Lo spazio diventa allora quella dimensione abitabile che cambia costantemente, che si dilata, si rimpicciolisce, prende diverse forme. Per questa ragione parliamo speso di spazi plurali. Ci sono tanti spazi quanti ne possiamo immaginare e questa è una delle più grandi ricchezze della danza contemporanea.

Così lo spazio può diventare un punto, una linea, una forma, un pattern, sostanziarsi in una direzione, tradursi in una traiettoria o in un gesto.

Gli spazi principali sono lo spazio interno. Si tratta dello spazio che occupa il nostro corpo e che lo “sostanzia”. Ascoltare il proprio respiro o sperimentare la profondità di un movimento articolare significa entrare nello spazio interno e fare una nuova esperienza del nostro essere corporeo; lo spazio esterno. Così viene chiamato lo spazio che ci circonda, fuori dal nostro corpo e che può essere costituito da visioni, immaginazioni, proiezioni che ci fanno muovere con una determinata intenzione; lo spazio dell’incontro e della relazione.  Lo spazio dell’incontro è un nuovo spazio di negoziazione che conduce i danzatori a muoversi dentro un nuovo confine comune.

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4. IL TEMPO

Ogni corpo si muove dentro a un tempo.
Il nostro corpo si muove sempre dentro a un tempo perché esso stesso è tempo. Recenti studi scientifici hanno evidenziato un “canto cellulare”. La stessa espansione e contrazione del respiro avviene entro un tempo, così come il battito cardiaco, persino i collegamenti sinaptici avvengono dentro a cicli temporali precisi e calcolabili.

Nel continuum del movimento il tempo è una entità che da senso ad ogni nostro gesto che ha un inizio, uno svolgimento e una fine precisi. Un movimento acquisisce significati molto diverso a seconda del tempo nel quale nasce e si  sviluppa.

L’esperienza del tempo è stratificata. Ogni corpo ha la sua musicalità e i suoi ritmi che possono essere variati: pulsazioni, pause, cambi di ritmo, partiture e variazioni sono l’essenza della danza perché consentono di creare un fraseggio sempre nuovo e sorprendente anche in relazione alla musica. 

Grazie alla diversa sperimentazione delle diverse qualità del tempo, è possibile fare esperienza dello scorrimento e della meraviglia dell’attimo, così potremmo scegliere consapevolmente se rallentare il tempo, accelerare il tempo o sostare nella pausa o nella sospensione.

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5. LA DINAMICA

Ogni corpo adeguatamente guidato può creare un senso poetico.
Quando il corpo ha imparato a muovere consapevolmente dentro a un tempo e a uno spazio amministrando in modo ecologico la propria energia si apre il grande tema della dinamica che corrisponde alla capacità del corpo di muoversi in modo organico, fluido e continuativo.

La dinamica è diversa dalla meccanica perché conduce il corpo in un’esperienza piacevole e di continuità e non di mero esercizio fisico.

Grazie alla dinamica è possibile organizzare in modo organico il proprio movimento, collegarlo ad un’idea, liberare una propria espressività e trovare un proprio stile. La composizione che permette di creare un pezzo di danza non è altro che la consapevolezza profonda del movimenti che si collegano uno all’altro in modo dinamico. Ogni dinamica può essere sperimentata da soli o in gruppo.

Ogni essere è unico e irripetibile. Per questo la danza non è imitare il gesto dell’insegnante ma trovare dentro se stessi l’intenzione, la possibilità, la scelta del movimento. Ognuno genera e compone la sua danza.

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